"Unico strumento del nostro lavoro sarĂ  l'immaginazione.Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserĂ  in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale...Immaginazione, fantasia... L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco...(Massimo Bontempelli, Realismo Magico)"


**QUESTIONI DI LIBRI**

venerdì, 27 marzo 2009
Ave Vale,  Magister!
(...resuscita lingua morta grazie al metodo...)



Ieri sera ho appreso da una Tv locale che in una città della Toscana si terrà un corso di latino per adulti: mi è sembrata una iniziativa strabilianate, in quanto si fa visibile, finalmente, la necessità di riprendere il cammino delle nostre antiche radici linguistiche. E chissà che un giorno, non troppo lontano, non si torni all'apprendimento del latino nelle scuole.
A questo proposito vi propongo da "ABOUT ME AND ABOUT" (della mia amica Grazia Ferrara* ) l'esperimento attuato dalla prof.sa Ferrara per far avvicinare allegramente i suoi alunni, qualche anno fa, alla lingua dei nostri avi.

"(...) questo mondo ormai non è altro che un mercato, un'immensa fiera", in cui, "il primo dovere dell'uomo è guadagnare denaro (...) chi si interessa più ai Greci e ai Latini, buoni tutt'al più per fornire etimi alla terminologia della scienza moderna!"
Correva l'anno 1863 quando Jules Verne scriveva queste profetiche e significative parole. Un secolo dopo sarei nata io. Innamorata, forse per caso, un po' per celia un po' per non morire, della cultura greco-latina.
Le rosae saranno rosae, ma...
"E mai possibile che le rosae non appassiscano mai?"
Questa domanda da qualche giorno non lasciava spazio ad altra riflessione, stava diventando un'ossessione. Intanto un'altra idea si stava affacciando alla mia mente e stava sempre più, come dire, prendendo corpo: da domani ai miei studenti non avrei più somministrato rosae.
Poetae, allora. No, neanche quelli.
Ancillae, dunque.
No, via pure queste. Magistrae? Neanche la sillaba iniziale. Ma cosa allora?
Avevo sulla mia scrivania, proprio davanti a me, gli Epigrammi di Marziale: aprii il libro e i miei occhi si posarono sull'epigramma LVIII intitolato "I lamenti della...minchia!

Versus scribere me parum severos
Nec quos praelegat in schola magister,
Corneli, quereris: sed hi libelli,
Tamquam coniugibus suis mariti,
5 Non possunt sine mentula placere.
Quid si me iubeas talassionem
Verbis dicere non talassionis?
Quis Floralia vestit et stolatum
Permittit meretricibus pudorem?
10 Lex haec carminibus data est iocosis,
Ne possint, nisi pruriant, iuvare.
Quare deposita severitate
Parcas lusibus et iocis rogamus,
Nec castrare velis meos libellos.
15 Gallo turpius est nihil Priapo... (***la traduzione qui)


Ecco di che cosa avevo bisogno, era quello che faceva al caso mio. Ed anche nostro. L'indomani, avrei proposto ai miei studenti una lezione sulla 1^ declinazione prendendo come modello mentula-mentulae.  I risultati furono davvero eccellenti: persino il più tonto imparò, statim, tutte le marche nominali (attenzione a non confondere con marchette) della 1^ declinazione. Ricordo che ai miei tempi le marche nominali le chiamavamo desinenze.
Nei giorni successivi mi soffermai sui sinonimi di mentula, servendomi della pubblicazione "Adams, Il vocabolario del sesso a Roma". Era un divertimento e, insieme, una grande soddisfazione sentire i ragazzi declinare con speditezza e prontezza di riflessi verpa, virga, hasta, penes...
Che ubriacatura dei sensi!
Intanto gli studenti, sempre più curiosi, bramavano sapere o meglio conoscere, forse solo biblicamente, le denominazioni degli organi femminili, non foss'altro, come argutamente osservò un alunno, per una esigenza di par condicio.
Perché no? mi dissi. Iniziai da cunnus, -i... della seconda declinazione e proseguii con fossa, pinnacula, venter, alvus, vulva... In qualche settimana i ragazzi avevano imparato alla perfezione le cinque declinazioni.
(omissis...)
Stantibus sic rebus, poiché l'animo umano non si accontenta mai o si accontenta ben poco di quello che ha ottenuto, gli alunni vollero che io spiegassi loro cosa succedeva quando, per esempio, mentula e cunnus si incontravano. Decisa e risoluta un giorno scrissi alla lavagna : futuo, is, ui, utum, ere, verbo di terza coniugazione, significato "avere rapporti carnali con una donna", (cioè fottere). Fu la volta poi di pedico, irrumo, lingo, fello, criso e, perché no, amo, comprese le metafore.
Si scatenarono... In quel mentre entrò il Preside, il quale con voce alta e imperiosa chiedeva cosa stesse succedendo. Gli alunni all'unisono risposero declamando l'inizio dell'elegia di Marziale. E continuarono con Lucrezio, Ovidio, Apuleio, Persio e Petronio, concludendo con uno dei Carmina Priapea (...)
Il Preside, sconvolto e attonito, come s-venuto e svanito per tanta sapienza, si congratulò con quei bravi scolaretti e chiese
"Ma come è stato possibile, ragazzi, questo miracolo? Di chi il merito?" E qui, magistralmente, il coro delle fanciulle rispose "MENTULAE" mentre quello dei fanciulli "CUNNI".
L'anno seguente fu presentato il progetto sperimentale di insegnamento della lingua latina intitolato "ME-CUN" ....

tratto da: 
"ABOUT ME AND ABOUT" di Grazia Ferrara, pubblicato dall'Istituto Italiano di Cultura, I.C.I.Napoli, Giugno 1999

* la foto è di Robert Doisneau


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lunedì, 15 dicembre 2008

RIAPRE IL TELAIO

Da oggi e per tutte le feste,  un'affabulata di vocali,

sillabe e parole  in  forma di

Storie...

 Partendo da un incipit chi vuole si può cimentare in un racconto breve,

sviluppato sul tema dell'amicizia,

da proporre   QUI


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