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sabato, 11 ottobre 2008

Esiziale

Invecchiare o accettare il cambiamento?

Aveva sentito i pareri di tutti "aggiungere, tagliare, estrarre, bilanciare", ogni giorno
verifiche su verifiche: il mercato imponeva l’essenza.

Disse "No, non ci sto!" ricordandosi che da giovane era già stato spremuto a dovere.

Alla fine lo isolarono, con fare ampolloso.
Lui preferì una prospettiva esiziale piuttosto che diventare un olio essenziale. "

 

postato da: elisnelpaese alle ore 22:25 | Permalink | commenti
categoria:surreale
sabato, 04 ottobre 2008

...re.post, piccolo omaggio alla bravura extra-vagante di AltraBetta


SETTE + UNO

Il *cavaliere inesistente* dall'incipiente calvizie, non poteva negare di essere un po' calvino. Permaloso assai,  nessuno l'aveva mai sfrocoliato per la sua inesistenza,  tranne il Don, *cavaliere errante*, che vedeva anche l'invisibile per intercessione del suo santo protettore San_Chopancha.

Il cavaliere errante  giurava di aver visto l'inesistente galoppare al fianco del quarto *cavaliere dell' Apocalisse*, entrambi innamorati di Apotropaica, la maga amica di Merlino pratica di fatture e calcoli che risolveva con il palloto_litotritore.

Nel bosco si aspettavano i tre più vecchi cavalieri, l'inesistente, l'errante e l'apocalittico: la riunione era stata fissata alla tavola rotonda.     Giravano intorno,  il *cavaliere nero* che cercava di conta_minare il *cavaliere senza macchia*, il *cavalier di bronzo* in cerca del suo Push_er_Kin, il *cavaliere d'inverno* che a furia di girare gelava l' atmosfera del consesso.

Re Artù chiamò Lancil_Lotto, esperto di secchi e vertibili,  gli ordinò di impugnare la leggendaria spada e dare inizio all'estrazione  ignorando il ritardo dei tre centenari .

Intanto all'orizzonte appariva, proveniente dal terzo millennio,  *il cavaliere mascarato*...


p.s: I sette cavalieri sono personaggi di singole opere letterarie. Per l'ottavo, sfidate la vostra immaginazione..
      

 

postato da: elisnelpaese alle ore 17:23 | Permalink | commenti (4)
categoria:nonsense, surreale, fantastico, onomatopeico
martedì, 30 settembre 2008

NOIR RUSTICANO

Alida, una bella  bruna dal portamento austero, aveva finito per inciprignirsi in modo esagerato, tanto che  le comari del vicolo si chiedevano quale fosse la causa del suo male. Se lo chiedevano sedute in circolo all’angolo del vasto di Donna Eufrasia, la più colta del gruppo perché sapeva leggere nelle foglie del tè  il destino di tutti. Si passavano la domanda come i grani di un rosario, bisbigliando dal mattino al tramonto,  quando il bisbiglio diventava cicaleccio forte e indiscreto, proprio nel momento in cui Pasquale tornava a casa stringendo tra le mani un grosso marrancio.

Le comari nittitavano tra loro, indicando, con quel gesto,  il macellaio quale causa della malattia blu di Alida. Le foglie del tè si sparpagliavano nel bacile d’acqua piovana e donna Eufrasia scuoteva il capo in segno di forte disapprovazione: nell’aria era sentore di cavalleria rusticana.

Si vociferava che da qualche settimana Pasquale il macellaio, avesse rivolto le sue attenzioni a Prisca e Paolina, due belle fresche padovane giunte costì col risultato di portare scompiglio tra i pochi maschi rimasti in paese. Soprattutto in Pasquale, che aveva adocchiato quei fiori di serra all’arrivo della corriera e li aveva voluti per sé. Aveva persino litigato con il tizio che aspettava il prezioso sbarco da giorni: tra i due erano corse botte da orbi, ma alla fine i soldi di Pasquale avevano avuto la meglio sull'avversario.

La settimana precedente la Pasqua, Alida ricevette il benservito;  si disse in giro perché non aveva voluto dare la prova d’amore negando al virile macellaio il piacere del contatto quotidiano.
Il sabato santo, nella bottega di Pasquale si faceva la fila per parlare del fattaccio e accaparrarsi una costata, un pezzo di fesa o un girello di lombi della fu Alida, e  si discuteva del motivo per cui non aveva offerto al suo padrone il piacere di mungerla ogni mattina: troppo emancipata ed informata sulle brutture del casaro  per  acconsentire a fare latte, lei, che era una vera aristocratica..
L'Alida non aveva mai sopportato l'idea che il suo latte fosse mescolato a quello di altre  brune plebee e che sarebbe potuto diventare formaggio dove avrebbero allegramente convissuto colonie di vermi. Il suo padrone e il casaro  le avevano ripetuto  tutti i giorni,  che niente sarebbe stato più gustoso di una bella caciotta coi vermi fatta dal suo latte...

Alida aveva meditato ogni mattina su questa oscura destinazione della sua virtù migliore e così si era rifiutata di mettere al mondo...vermi!
Intanto, le padovane chiocciavano garrule nello... scaricare, in una cassetta attrezzata di tutti i confort che Pasquale aveva costruito apposta per loro, le uova più grosse che si fossero mai viste per la festa della Pasqua.

 

Stele del Macellaio - Museo del foro Romano, Assisi



postato da: elisnelpaese alle ore 13:36 | Permalink | commenti (8)
categoria:surreale, realistico